28
ago
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la valle onirica

All’ingresso mi chiesero il biglietto, ma io non lo avevo. “costa trenta denari”, disse; non sapevo cosa fossero; entrai e nessuno mi si parò davanti: era la valle onirica. Un tipo mi incrociò e mi parlò delle passioni di Proust; mi si disse che l’esperienza c’è solo se siamo in un atteggiamento di passività, poichè l’esperienza deve essere accolta, non cercata. Dobbiamo avere un atteggiamento passivo, non dobbiamo ingegnarci a fare.
Ne rimasi sorpreso, ma con gli occhi feci segno che avrei tenuto in gran conto le sue parole.
Tre persone cantavano in un’area che definirei boschetto: erano i dialogues di un musicista francese di cui non saprei dire, erano intenti e allo stesso tempo aperti alle persone che transitavano.
Si coagulò in me un sentimento di buona onda.
Decisi di fermarmi.




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